Ascoltare i segnali

Se dopo il decollo il mio parapendio tendesse autonomamente a girare da un lato mi allarmerei: mi metterei in condizioni di sicurezza (il più lontano possibile dalla roba dura), manterrei la velocità (alto e veloce sono sinonimi di sicurezza nel volo) e controllerei cosa c’è che non va.

Qualche giorno fa dovevo andare a Pavia per consegnare un ricorso (magari parlerò anche di questo) e per pigrizia non ho voluto spostare il seggiolino della marmocchia dalla mia auto a quella di Barbara, così sono andato con la sua: una Opel Corsa del 1815 circa che abitualmente usiamo solo per percorrere i 2km che ci separano dalla stazione.

Poco dopo la partenza sentivo i freni fischiettare anche quando non frenavo ma non mi sono preoccupato, l’auto ha qualche annetto e qualche km sulle spalle, circa 130mila ma non sono poi tanti, in fondo la mia ne ha 240mila e sta benone, conto di farla trottare per altri 100mila. In superstrada l’auto tirava un po’ a destra: ho pensato che i pneumatici probabilmente erano un po’ sgonfi e che li avrei gonfiati a Pavia.

Mentre viaggio in tangenziale a circa 80km/h, ben distante dalle auto che mi precedono come d’abitudine (mica per nulla sono consigliere alla sicurezza), trovo il solito “tappo” di auto ferme. Lascio l’acceleratore e premo progressivamente il freno.
Niente.
Premo un po’ più a fondo, niente.
Le auto si fanno vicine e affondo completamente il freno come se stessi tirando un calcio frontale (mae-gheri per i cultori delle arti marziali giapponesi). Ventisette anni di karate servono a qualcosa e l’affondo produce un qualche risultato: l’auto però sembra frenare solo a destra e parte di imbardata, sbandando e sgommando cerca di mettersi di traverso. Lascio il freno e la recupero, poi provo di nuovo a frenare progressivamente. Stavolta funziona.
Le auto sono ripartite, rallento e mi accodo a bassa velocità. Faccio qualche prova e vedo che per frenare devo pompare con il freno. Una situazione simile a quella che mi era accaduta molti anni fa scendendo dallo Stelvio: arrivato in valle il liquido dei freni che si era surriscaldato aveva prodotto delle bolle e per frenare bisognava pompare con il pedale. Solo che stavolta ero in piano e non toccavo i freni da venti minuti.

Guardingo, procedo lentamente mantenendo distanze ancora maggiori e usando prevalentemente il freno motore. I freni ora funzionano bene. Proseguo con cautela fino a Pavia per non arrivare tardi dal giudice di pace, poi controllerò.

Uscito dal tribunale mi rimetto in macchina, mi fremo al primo distributore e controllo le gomme: avevano bisogno di un po’ d’aria, chissà che la sbandata non dipendesse da quello. I freni ora funzionano ma procedo sempre molto lentamente e ben distante da tutti, arrivo in ufficio e consegno le chiavi al meccanico della porta accanto.

Il responso sarà che una pinza del freno tendeva a bloccarsi. Con ogni probabilità in tangenziale stava frenando la ruota, i freni si sono quindi surriscaldati producendo la stessa situazione dello Stelvio. A quel punto mi sono ricordato dei segnali che avevo sottovalutato: il fischio dei freni e l’auto che tirava a destra. Sottovalutare questi segnali mi ha fatto rischiare grosso, l’ampia distanza di sicurezza ha fatto la differenza dandomi il tempo e soprattutto lo spazio per recuperare la situazione. Anche per strada “stai lontano dalla roba dura” è una regola valida.

Questo evento mi ha stimolato una riflessione sulle differenze e le similitudini tra la sicurezza nel volo e la sicurezza su strada.

Nel volo la sicurezza dipende prevalentemente da fattori soggettivi: la nostra preparazione, la cura dei materiali, la scelta di quando e se decollare, il dove andare, i margini di sicurezza che decidiamo di tenere mentre voliamo… La componente soggettiva è prevalente: si può sintetizzare dicendo che il volo è tanto sicuro quanto vuoi renderlo tu. Non esiste nel mondo reale il “vuoto d’aria” o “il colpo di vento improvviso”, sono invenzioni dei giornalisti. La componente più variabile nel volo è quella meteorologica ma le previsioni oggi sono talmente accurate da non dare alcuna scusa. Prima di decollare sappiamo anche qual’è la quota massima che riusciremo a fare, se ci informiamo.

In auto il discorso è diverso perché la sicurezza dipende anche da fattori esterni, ad esempio un sacco di pezzi di metallo che ti sfrecciano intorno muovendosi secondo logiche al di fuori del tuo controllo. Se un’auto che stai incrociando sbanda e ti prende in pieno puoi fare poco e non esiste l’equivalente di un bollettino meteo per cose di questo tipo. Questo è il motivo per cui ho venduto la moto e per cui generalmente uso la macchina piccola solo per spostamenti molto brevi su strade a scorrimento lento.

Anche la manutenzione è diversa: un controllo completo dello stato di tutti gli elementi di un parapendio è cosa facile (oltre che poco costosa, per favore fate sempre le revisioni periodiche, anche le prestazioni ne gioveranno) mentre in un’auto ci sono molti più elementi che possono non funzionare. La macchina di Barbara è vecchiotta ma fa manutenzione regolarmente e ha appena passato la revisione. Ho esperienze, dirette e indirette, di problemi meccanici più gravi di questo su auto nuove o quasi.

La conclusione? Se siamo vololiberisti e automobilisti prudenti abbiamo più probabilità di avere incidenti stradali che di volo. Non contiamo solo sulla sicurezza passiva (che comunque è cosa buona) ma guidiamo e voliamo in modo responsabile e prudente, non facciamoci fregare dalla routine e dalle abitudini che possono farci abbassare la soglia di vigilanza. L’auto è un mezzo così “normale” che tendiamo a sottovalutarne la pericolosità. Se in volo non sottovaluto alcun segnale perché lo faccio in auto?

6 commenti su “Ascoltare i segnali”

  1. Ciao Rudi, contento di sapere che bloggi anche tu 🙂
    C’è un modo per ricevere un messaggio quando c’è un nuovo post?
    So che su Blogger (quello di gmail) puoi regisrarti come lettore e quindi ricevi notifiche automatiche in caso di nuovi messaggi / nuovi commenti. Niente di simile qui?
    Baci a tutta la famiglia!
    Andrea

  2. Ciao Andrea.
    Grazie per il suggerimento, ho aggiunto un plugin per avere le notifiche via mail per i nuovi post.
    Ti devi registrare (guarda nel menu Meta sulla destra), da quel momento in poi riceverai una notifica via mail per ogni nuovo post.
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    Un altro metodo per avere notifiche che non richiede la registrazione è la sottoscrizione del feed rss tramite un aggregatore di feed. Lo fanno anche molti client di posta e ci sono servizi online come google reader, anche i browser lo fanno in modo in modo più o meno efficiente. Il link è giù in basso, cerca RSS.

    ciao e a presto.
    Rudi

  3. Andrea, ti ho dato un’informazione sbagliata e mancava anche un pezzo per l’implementazione completa delle notifiche.
    Bisogna cliccare su “Ricevi Notifiche” in alto a destra e inserire l’indirizzo di email.
    L’ho provato e funziona, ti ho anche registrato “d’ufficio”, quindi non devi fare nulla.

    ciao
    Rudi

  4. PS: dato che parlavi di virus della bloggite … ma con tutto lo yoghurt che c’è, c’era proprio bisogno di Ioplé? 🙂

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