L’evoluzione del parapendio

Personalmente io volo libero per questi motivi: le esperienze e le emozioni, il senso di libertà, i paesaggi, la compagnia di altri volatili affini (umani e uccelli) con cui condividere cieli e termiche, per le conoscenze che aumentano, la sensibilità che cresce, l’immersione nella natura e i suoi elementi, per la percezione di quanto siamo piccoli che hai osservando il mondo dall’alto e che rimette nella giusta scala quello che sembra importante e quello che lo è, il vivere intensamente nel presente, la strategia e la tattica, la responsabilità delle tue decisioni e delle tue scelte, l’accettare e gestire le loro conseguenze, il non avere la possibilità di dare motore e riprovarci, il non poter mollare tutto senza prima aver portato a termine il tuo volo, per scoprire che la distanza tra arrendersi ed essere di nuovo in gioco è minima e spesso è solo nella tua testa, per “vedere” e “toccare” l’invisibile e l’impalpabile, scoprire che la percezione della realtà può essere incredibilmente soggettiva (guardiamo la stessa cosa e vediamo due cose o situazioni diverse), per quel momento magico innaturale eppure così naturale al tempo stesso in cui stacchi dolcemente i piedi da terra, il cavalcare l’aria (ti rendi conto? cavalcare l’aria!), per lo sguardo del rapace con cui condividi la termica, per andare ad atterrare a casa.

Voglio un mezzo prevedibile in ogni situazione, che sia facile da mettere giù in spazi ristretti per poter atterrare in sicurezza ovunque (anche in cima alle montagne se mi va), un mezzo facile e stabile in decollo per poter decollare un po’ ovunque, grande stabilità in turbolenza, un mezzo solido fatto per durare nel tempo e che non perde l’assetto o altre caratteristiche in una stagione, che sale bene in termica che è molto più importante dell’efficienza e della velocità, con una velocità di stallo bassa perché mi dà più sicurezza e possibilità di manovra soprattutto in atterraggio o top landing.

Velocità massima ed efficienza neanche le guardo, ormai sono diventati i numeri meno importanti per scegliere un mezzo.

Le soluzioni tecniche di cui ho bisogno non sono quelle dei mezzi da gara perché i mezzi da gara hanno esigenze diverse, hanno bisogno di velocità ed efficienza a tutti i costi, per arrivare un minuto prima dell’avversario, a me non interessa arrivare dieci minuti dopo, non ci guardo neanche a quanto tempo ci metto, non volo per quello.

Le ali da parapendio si vanno specializzando. Andiamo verso la specializzazione dei mezzi e non è detto che le caratteristiche che vanno bene in una categoria vadano bene anche nelle altre. Un mezzo da paralpinismo ha caratteristiche diverse da uno da speed flying, da uno da cross, da uno da gara o uno da acro o da uno per divertirsi nel week-end.

Una volta le innovazioni dei mezzi da gara andavano bene anche sugli altri, oggi non più perché è aumentata la specializzazione, un B con le A arretrate e il naso irrigidito è come una utilitaria con gli spoiler da formula uno (le fabbricavano e le vendevano pure, chi se le ricorda?), solo che qui non è solo una cosa ridicola ma anche controproducente perché certe soluzioni sono pensate per mezzi che durano poco e si cambiano spesso, per un mondo in cui le priorità sono il guadagnare qualche secondo a tutti i costi. In quel mondo un mezzo che dura una stagione o anche meno è accettabile, un mezzo che non chiude mai ma se chiude richiede un pilota eccellente oltre a tanta fortuna e due paracadute di emergenza pronti all’uso può essere accettabile per un competitore di alto livello (anche perché ormai non ha scelta, lui), chi vola per divertimento invece ha altre esigenze.

Perché allora scegliamo i mezzi come se fossimo tutti competitori? Questo ha spinto i produttori a darci mezzi che loro stessi, in privato, reputano non ideali, a volte ci mettono su le soluzioni tecniche dei mezzi da gara non perché portino un vero vantaggio ma perché sennò noi non li compriamo. Si sono spinti a forzare le certificazioni per farci entrare mezzi la cui linea di demarcazione tra una reazione sana e una reazione malsana è sempre più labile, e noi abbiamo finito per non sapere se possiamo ancora fidarci di quelle certificazioni.

Facciamo un esempio concreto: il naso semi-rigido con A arretrate è bellissimo perché flette durante il volo adattandosi alle variazioni repentine di velocità e incidenza e rendendo il mezzo stabile in turbolenza. Per fare questo, il tessuto del naso viene tagliato con un profilo più picchiato di quello che assumerà in volo, dove la pressione dell’aria lo spinge in alto. Fletti oggi e fletti domani l’elasticità cambia, il modo in cui reagisce alle variazioni cambia, il naso vola più cabrato di prima, le prestazioni non sono più ottimali e la vela smette di essere bellissima come era il primo giorno. Questa è una cosa che in laboratorio non puoi misurare né c’è un sistema per riportare il comportamento iniziale. Poi passi ad un mezzo nuovo e sei entusiasta di quanto va meglio del vecchio, quanto di questo andare meglio dipende solo dal fatto che è nuovo?
Inoltre più le A sono arretrate più quando chiude lo fa in modo violento. Lo fa meno ma quando lo fa può non essere affatto divertente.
Questo è un esempio di un compromesso che può andare bene su un mezzo da gara, ma solo li, e invece lo vogliamo tutti.

Caro progettista, io volo per i motivi che ho elencato all’inizio e se mi pubblicizzi un B dicendomi che va quasi come un mezzo da competizione io semplicemente guardo altrove.
Invece di darmi un profilo che è un missile ma se chiude non si sa cosa può succedere, con soluzioni tecniche all’ultimo grido ma che perde l’assetto nel giro di qualche mese, con materiali così leggeri che mi dura meno della metà (e quindi mi costa più del doppio), piuttosto inventati un sistema che all’occorrenza dimezza l’efficienza che così lo metto giù in un campetto qualunque e non ho la preoccupazione del dover cercare un aeroporto per fare fuoricampo quando inizio ad allontanarmi dal nido. Una maniglia, un cordino, un qualcosa, vedi tu, dagli un nome figo tipo SLS (safe landing system) e scatena il tuo ufficio marketing.

Dammi un tessuto solido che mi dura 10 anni e non devo cambiare mezzo ogni 2 anni, che poi lo sai anche tu che i tessuti sono sempre quelli e che quelli leggeri mica sono nati oggi, ce li avevano anche prima ma non li usavamo proprio perché non duravano, oggi invece li usiamo.

Dammi un mezzo con una velocità di stallo bassissima, che ci faccio top facilmente per andare a vedere quel laghetto bellissimo.

Fammi un mezzo che sale bene in termica ed è affidabile in turbolenza così volo sereno e sicuro a lungo e chissenefrega se sulla carta fa mezzo punto in meno di efficienza o 5km/h in meno perché quelle sono cose molto poco importanti per chi vola per passione.

Vedrai che ne venderai di più perché si volerà di più, ci saranno meno abbandoni, meno incidenti e lo sport diventerà più popolare. A forza di raccogliere solo i frutti più bassi, puntare sui vantaggi a breve termine senza valutare il lungo termine, ci si chiude su se stessi, in una spirale di tecnicismo sempre più spinto che invece di allargare la base dei praticanti la trasforma sempre più in una setta.

Intanto continuo a volare col mio parapendio di 10 anni fa, che oggi non ne trovo uno che dura altrettanto.

4 commenti su “L’evoluzione del parapendio

  • Ciao Rudi,
    tutto bene?
    Brontoli come un vecchietto: dove è finita la tua carica dissacrante?
    Sei anche tu nel club di quelli a cui piace l’avventura basta che possa premere il bottone per scendere quando il gioco si fa troppo duro eh!
    Be anche io ci appartengo!
    Però io credo che alla fin fine ciò è anche conseguenza della stupidità dell’utente medio unita al criterio di certificazione che pone si l’oggettività ma in conformità ad un protocollo che le grandi case possono perorare come vogliono con la forza degli investimenti. E come sai bene gli investimenti devono avere sempre un ritorno: dentro tutti allora!
    Alla fine chi ha il potere maggiore però è sempre il consumatore che dovrebbe proprio con le sue scelte punire chi secondo lui non offre il prodotto di suo interesse.
    E questo tu già lo stai facendo! Però non guardare solamente ai grandi marchi: esistono molti prodotti sul mercato con le caratteristiche che hai indicato.
    Fai un giretto ad Annecy e chiedi di provare le ali di produzione francese!
    Da 3 anni volo un Delta2 con le caratteristiche da te odiate: ti posso assicurare che lo shark José con le A arretrate è una fantastica invenzione.
    Basta ricordarsi sempre che la stabilità può venir meno rapidamente superate certe condizioni.
    Rinunceresti alle gomme ribassate solo perché quando l’auto ti scappa lo fa senza il fischio?
    O le usi ma non arrivi mai al limite di aderenza?

  • Le gomme ribassate non le uso perché preferisco un buon vecchio 4×4 con trazione integrale permanente, anche in macchina non è correre il mio obbiettivo 🙂

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