“Un morto ogni tre giorni” ovvero come costruire dal nulla una notizia allarmistica

Il quotidiano “La Stampa” ieri ha pubblicato un pessimo articolo sul mondo del volo dal titolo “Un morto ogni tre giorni. La passione fatale per il volo”.

L’articolo fa una gran confusione tra volo libero (parapendio e deltaplano), ultraleggeri a motore e volo a vela (alianti) nel tentativo di dimostrare che il volo in generale è una disciplina estremamente pericolosa e che c’è una preoccupante escalation di incidenti fatali. “Un morto ogni tre giorni” è il messaggio forte che passa da questo articolo quando in realtà la media degli incidenti fatali è infinitamente più bassa.
Questa statistica sparata nel titolo si riferisce in realtà al fatto che in quindici giorni ci sono stati cinque decessi tra tutte le discipline del volo (di cui uno nel volo libero). Suggerisco all’autore una statistica ancora più d’effetto: “due morti al minuto” calcolata sul minuto in cui è avvenuto un qualunque incidente su mezzo biposto che abbia causato il decesso dei due occupanti.
L’articolo tira dentro un po’ di tutto per dimostrare la pericolosità del volo. Anche gli incontri tra esponenti del volo libero e SUEM che da anni rappresentano il frutto di una positiva collaborazione allo scopo di ridurre gli interventi di soccorso, migliorarne l’efficienza e migliorare la prevenzione, nell’articolo diventano la dimostrazione di una emergenza in atto.

Un classico esempio di pessimo giornalismo con l’unico scopo di riempire le pagine estive di un giornale costruendo dal nulla una notizia allarmistica. I miei complimenti ad Antonio Salvati, l’autore dell’articolo, per questo gratuito attacco al mondo del volo.

Siccome in questi caldi giorni estivi anche i TG hanno bisogno di riempire le loro scalette, si sono immediatamente buttati sulla notizia. Il pomeriggio stesso una troupe del TG5 era già su un decollo di volo libero ad intervistare i temerari che apparentemente giocano la roulette russa ad ogni decollo. Un tempismo da breaking news. Per il momento le notizie sulla Libia e sulla Whinehouse hanno fatto si che il servizio non venisse trasmesso nell’edizione della sera. Probabilmente resterà a disposizione come riempitivo.
Il TG1 ha prontamente contattato la federazione invitando un esponente della FIVL in studio per un approfondimento sul tema la mattina successiva. Sempre a causa delle notizie in arrivo dalla Libia l’appuntamento è poi stato annullato in serata.

Avete mai notato come una notizia venga abitualmente ripresa e pubblicata da altri giornalisti senza alcuna verifica? Questa è la prassi e anche in questo caso molti hanno ripreso la notizia “un morto ogni tre giorni” ma nessuno ha provato a verificare se veramente siamo in presenza di una situazione anomala oppure no, magari consultando le statistiche ufficiali sugli incidenti di volo di tutte le discipline dell’aria che l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) condensa ogni anno in un rapporto che presenta al Parlamento. Questi rapporti sono disponibili, a portata di mouse, sul sito internet della ANSV.
Con queste informazioni a disposizione chiunque, nel giro di 30 minuti, può capire qual’è il trend degli incidenti di volo in Italia e rendersi conto che non c’è alcuna anomalia.
Volendo poi approfondire ulteriormente, sono disponibili sul sito FIVL i rapporti annuali redatti dal sottoscritto che analizzano e catalogano sotto ogni possibile aspetto gli incidenti che avvengono in Italia e dai quali si evince che non c’è alcuna crescita degli incidenti (semmai una decrescita) e che più che di “un morto ogni tre giorni” si dovrebbe parlare semmai di “un morto ogni tre mesi”. Volendo si può confrontare questi numeri con i circa 100 morti per annegamento nei soli mesi estivi o gli oltre 6000 morti l’anno (fanno 20 morti al giorno) sulle strade per avere un’idea di quanto sia allarmante la situazione del volo.

Insomma, un giornalista che volesse fare il suo mestiere documentandosi per poi informare il suo pubblico non dovrebbe fare molta fatica.
Purtroppo la situazione generale del giornalismo, almeno nel nostro paese, è assai deludente e questa non è che una piccola conferma.

Perché prendersela tanto? In fondo siamo abituati all’interesse dei giornalisti solo in occasione di incidenti; ad articoli del tutto disinformati che non distinguono un mezzo a motore da un mezzo senza motore o un deltaplano da un parapendio; al classico “vuoto d’aria”; all’altrettanto classico “colpo di vento improvviso”; alle interviste di giornalisti d’assalto che sparano domande a raffica senza ascoltare le risposte.

E’ solo una piccola conferma di come le dinamiche del giornalettismo italiano portino alla creazione di una notizia dal nulla.
1) E’ agosto, statisticamente nel periodo estivo si verificano più incidenti di volo perché la gente è in ferie e vola di più così come si verificano più annegamenti o più incidenti stradali.
2) E’ agosto, le notizie scarseggiano, anche i semplici inconvenienti di volo che abitualmente verrebbero ignorati vengono usati per riempire le pagine dei giornali.
3) E’ agosto, un giornalista che sta meditando su come riempire le pagine di domani costruisce su queste informazioni una notizia allarmistica. Fa due telefonate, una ricerca in internet e mette insieme i pezzi utili a costruire un articolo su una presunta emergenza di sicurezza e ci mette un bel titolo allarmistico.
4) Altri giornalisti assetati di notizie per riempire anche le loro pagine o le loro scalette, raccolgono la palla al balzo senza alcuna verifica. Una mezza paginetta o qualche minuto di scaletta senza fare neanche quelle due telefonate e quella ricerca in internet non si buttano via.

E così dal nulla si costruisce una emergenza. Il pubblico è stato disinformato, gli articoli negativi che parlano di “un morto ogni tre giorni” resteranno online in eterno facendo pubblicità negativa a discipline sportive che proprio non la meritano.
Il declino delle testate tradizionali è soprattutto dovuto a questo calo di qualità del giornalismo che ormai è endemico e che danneggia soprattutto i giornalisti più professionali.
Non so voi ma se io fossi un giornalista di quelli che si sbattono per documentarsi su quello che scrivo, non mi sentirei sereno.

Io ho smesso di comprare giornali e guardare TG da un pezzo.
Le notizie più accurate e gli articoli più approfonditi oggi arrivino dai blog o dai giornalisti indipendenti piuttosto che dalle testate. Il difficile è trovarli e selezionarli, e così si aprono nuove opportunità e nuove figure professionali nel mondo dell’informazione, mentre il giornalismo tradizionale affonda.
Internet sulla TV darà il colpo di grazia a questo traballante sistema.

 

4 commenti su ““Un morto ogni tre giorni” ovvero come costruire dal nulla una notizia allarmistica”

  1. ANTONIO SALVATI, ricordate gente, ricordate.
    Immaginatevi a leggere un’articolo di questo “giornalista” che riguardi un argomento di cui abbiamo poca domestichezza!

  2. Solita carenza di approfondimento. D’altra parte gli incidenti di volo fanno sempre notizia, quelli d’auto quasi mai, cioè a meno di casi estremi.

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