Climategate

Il mondo del clima sta attraversando una bufera, documenti ed email riservate di scienziati attivi sul fronte dei cambiamenti climatici sono state trafugate dalla Climate Research Unit della University of East Anglia e rese pubbliche. Dall’analisi dei documenti e delle mail, non sembra si tratti un furto ad opera di un cracker ma una fuga di notizie ad opera di una talpa interna. La coincidenza interessante è che la fuga di queste informazioni è avvenuta contestualmente all’ennesimo rifiuto da parte degli scienziati alla pubblicazione dei dati scientifici su cui sono basate le loro ricerche sul clima, la richiesta di pubblicazione (l’ultima delle tante) era stata inoltrata sulla base del Freedom of Information Act che stabilisce che i dati raccolti nell’ambito di ricerche fatte con finanziamenti pubblici debbano essere pubblici.

L’attacco è stato confermato dall’università che non ha smentito l’autenticità del materiale.

La notizia è stata riportata da BBC, The Guardian, The Telegraph, Foxnews, New York Times, Washington Post, ABC news, Associated Press e molti altri. In Italia se ne sta parlando pochissimo.

Quale riscaldamento?

Grafici "adattati"

Sui dati a sostegno del riscaldamento globale di origine antropica (cioè causato dall’uomo) c’è un dibattito aperto che vede contrapposto il fronte degli scienziati che sostengono che la CO2 introdotta nell’atmosfera dall’uomo sia la causa principale del riscaldamento globale e altri scienziati che ritengono che questa tesi non sia supportata da evidenze scientifiche. Contrariamente a tutte le simulazioni pubblicate (il famoso “hockey stick” che avrebbe dimostrato che eravamo sull’orlo del baratro) infatti la temperatura del pianeta non sta affatto salendo e anzi da oltre dieci anni sta scendendo. Questa è solo una delle principali contraddizioni della tesi del global warming causato dall’uomo e dalla mail pubblicate emerge uno scenario inquietante: scienziati che pubblicamente esprimono certezze sul riscaldamento globale e che privatamente esprimono invece dubbi, accordi per fabbricare ad arte una coerenza tra studi scientifici, dati che vengono manipolati, occultati o addirittura cancellati. Ecco alcune frasi estratte dalle mail:

“Il fatto è che in questo mo­mento non possiamo dare una spiegazione alla mancan­za di riscaldamento ed è una finzione che non possiamo permetterci”

“Non sappiamo spiegare la mancanza di riscaldamento degli ultimi dieci anni, […] e questo è gravissimo perchè non sappiamo se le opere di geo-ingegneria avranno successo”

“[Egli afferma di aver utilizzato] il trucchetto di Mann (…) per nascondere il declino [delle temperature] in alcune serie a partire dal 1981”

“Penso che taglierò gli ultimi punti dalla curva prima del mio prossimo discorso, in modo che quel trend verso il basso sembri l’effetto della fine della serie, piuttosto che il risultato dei recenti anni freddi

La pubblicazione delle notizie riservate è stata annunciata con questo messaggio:
“We feel that climate science is, in the current situation, too important to be kept under wraps. We hereby release a random selection of correspondence, code, and documents. Hopefully it will give some insight into the science and the people behind it. This is a limited time offer, download now”

I documenti e le mail sono ormai ovunque sulla rete, basta fare una ricerca, riporto comunque un link che consente anche di effettuare delle ricerce all’interno del testo di queste mail:
http://www.eastangliaemails.com/index.php

Pesanti accuse

Nella seguente intervista, il Dr. Tim Ball, senza peli sulla lingua, afferma che questa fuga di informazioni conferma i sospetti che circolavano da tempo e cioè che alcuni ricercatori principalmente modellisti (che si occupano quindi di simulazioni basate su modelli numerici) e un gruppo ristretto di persone che fanno capo all’IPCC abbiano in questi anni “preso in ostaggio” la ricerca sul clima. In che modo? Facendo in modo coordinato ricerche che conducono agli stessi risultati e orchestrando le pubblicazioni, facendo reciprocamente revisione paritaria delle rispettive pubblicazioni per dare autorevolezza a questi studi, mantenendo uno stretto controllo sui dati relativi alle temperature globali, manipolando i risultati delle analisi, opponendosi alla pubblicazioni dei dati e degli algoritmi usati per le analisi.

A che pro?

Perché orchestrare questa sorta di truffa? Non è che ci troviamo di fronte all’ennesimo complottismo irrazionale come quello sulle scie chimiche, sugli allunaggi o sull’undici settembre? Perché un gruppo di scienziati dovrebbe truffare l’intero pianeta su una questione come quella del riscaldamento globale?

Che i dati non confermino più le teorie del riscaldamento globale di origine antropica ormai non c’è più dubbio, che la trasparenza di queste ricerche sia scarsissima è assodato che i ricercatori che sostengono questa tesi rappresentino una minoranza che riesce molto bene a farsi sentire anche. I motivi probabilmente sono di vario ordine. Nel tempo si sono andati costruendo interessi economici e politici intorno alle teorie del global warming, questi interessi hanno creato meccanismi per rafforzare le teorie che li alimentavano e hanno messo in moto delle reazioni che non è stato più possibile fermare quando ci si è accorti che la teoria del riscaldamento globale da CO2 veniva sconfessata dalle misurazioni.

La gestione dell’energia è diventato un problema pressante per tutti gli stati, il passaggio dai combustibili fossili ad altre fonti ha costi elevati che dovranno ricadere sulla collettività, può essere più agevole far digerire questi costi se vengono fatti in nome dell’ambiente e la teoria del riscaldamento globale che affermava che eravamo sull’orlo del baratro e che solo con interventi drastici ci saremmo salvati rappresentava uno strumento utile. Convincere i media a saltare su notizie come questa, cavalcando la paura, è uno scherzo.

Il governo americano ha stanziato 3,4 miliardi di dollari per l’ottimizzazione delle reti di distribuzione dell’energia, 560 milioni di dollari andranno ad un’azienda (incidentalmente di proprietà di Al Gore) che un anno fa ha investito 75 milioni di dollari in un’altra azienda che si occupa di ottimizzazione della distribuzione di energia elettrica.

Le prime ipotesi sullo scambio delle quote di CO2 hanno fatto balenare la creazione di una nuova economia, lo scambio dei certificati di emissione è un business molto ricco per gli intermediari e subito grandi gruppi si sono affrettati per farlo divenire reale.

Lascio ad un articolo di Climate Monitor l’approfondimento di alcuni di questi aspetti.

E ora?

In Inghilterra la polizia sta indagando su questa vicenda. Gli scienziati di tutto il mondo stanno studiando le mail ma soprattutto i documenti recentemente divenuti pubblici. Gli scienziati del clima “allineati” sulle posizioni dell’IPCC sono una percentuale minima, c’è una grande maggioranza di scienziati del clima che è convinta che non abbiamo affatto capito le meccaniche del clima tanto da poterci permettere di fare simulazioni a 150 anni come quelle che hanno originato questa teoria che è stata palesemente sconfessata dagli eventi: le temperature globali infatti sono in calo da almeno dieci anni.

Questa maggioranza che fino ad oggi non ha trovato spazio nei media potrebbe finalmente farsi avanti, potrebbero liberarsi fondi per studiare le meccaniche del clima che ancora non abbiamo compreso (recentemente si è scoperto che il ruolo del sole nell’andamento delle temperature globali è molto maggiore di quello che pensavamo).

Una volta crollato il castello di carte, potrebbero liberarsi fondi che potrebbero essere usati veramente per l’ambiente. In questi anni ci siamo concentrati sul nemico CO2 e ci siamo dimenticati dell’inquinamento chimico e del problema alimentare, ad esempio. Potremo forse ragionare sulle fonti energetiche alternative in modo più lucido senza che il ricatto del riscaldamento globale venga usato per far passare frettolosamente tecnologie sulla cui convenienza sia economica che ambientale non abbiamo riflettuto. Potremmo ricordarci ad esempio del problema delle scorie nucleari, dei depositi mai realizzati, degli scandali delle scorie nelle zone rurali e urbane della Francia o trasportate senza grosse precauzioni attraverso tutta l’Europa e stoccate a cielo aperto.

Quello che preoccupa è il colpo inferto alla fiducia nella scienza da parte dell’opinione pubblica, in un periodo in cui questa fiducia è già particolarmente bassa.

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/11/20/AR2009112004093.html?hpid=sec-nation

2 commenti su “Climategate”

  1. Non fa una grinza.
    Se potessimo (fantascientificamente) chiedere ad un 40enne dei primi anni ’50 del XX secolo “cosa ne pensa di una futura privatizzazione dell’acqua?”, ci avrebbe riso in faccia, e magari raccontato che l’acqua non è un diritto ma un bisogno. La differenza è forte: il diritto è negoziabile, il bisogno no. Oggi invece lasciamo i rubinetti chiusi e compriamo valanghe di acqua minerale imbottigliata in plastica, e interi acquedotti (vedi il caso Umbria/Rocchetta) restano a secco perchè l’acqua viene dirottata verso gli imbottigliatori.
    Quel che sta avvenendo è il passo successivo: una strisciante privatizzazione a scopo di profitto dell’aria, dell’atmosfera. Cosa altro sono, se non l’inizio strisciante di questa politica privatistica dell’atmosfera, le quote di emissione? Tutto il discorso sulle emissioni fino ad ora è servito proprio a questo: a fare entrare nell’economia globale anche l’atmosfera terrestre.
    L’unico dubbio che ho è circa il crollo del castello di carte: di solito chi è bravo a costruirne, appena gliene crolla uno… inizia subito la costruzione del successivo.

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