Il labirinto

Quando si lavorava per portare internet alle masse ci si illudeva di aprire la strada all’informazione libera, non più controllabile e pilotabile.

Tra le informazioni e le persone non ci sarebbero stati più filtri e questo avrebbe reso la società più correttamente informata, più consapevole e matura.

Ingenuità enorme.

È successo qualcosa di molto diverso: il dilagare della disinformazione, il rifiuto dell’ autorevolezza, della preparazione e della cultura.

Mamme informate, antivaccinismo, complottismo, intolleranza, propaganda.

Tutti possono pubblicare, è vero. C’è più pluralità, è vero, ma invece di guadagnare un’immagine più fedele e condivisa della realtà per prendere decisioni migliori ci siamo trovati con tante realtà alternative, spesso opposte tra loro, spesso del tutto scollegate dal concreto.

Perché?
Non abbiamo mai avuto così tante informazioni a disposizione e mai di qualità tanto alta. Sono mescolate in mezzo al resto ma sono facili da trovare. Puoi facilmente consultare le fonti originali di pressoché ogni notizia.

Perché non funziona?
Perché non abbiamo gli strumenti per distinguere il vero dal falso, per verificare la fonte di una notizia e capirne il significato.

Qualunque cosa leggiamo potrebbe essere vera ma anche no, non siamo capaci di scoprirlo da soli e allora tra le notizie e le storie che ci raccontano scegliamo quelle che confermano le nostre convizioni e i nostri pregiudizi.

Ci scegliamo la narrativa, ci cuciamo attorno una nostra realtà. Diventa impossibile dialogare con gli altri, quelli che percepiscono un mondo diverso dal nostro.
Non concordiamo neanche sui fatti, figuriamoci sulle interpretazioni.

Diventiamo una società che vive in un mondo virtuale, va in giro col visore sugli occhi e il ghigno sul volto.
Unico legame con la realtà la testata contro il muro che nel mondo virtuale non c’era.

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