Flow

Adesso che la tecnologia ci consente di vedere quello che succede nel cervello, sappiamo che per raggiungere questo stato mentale, il flow, bisogna disattivare, e non attivare, alcune aree specifiche del cervello. Soprattutto la corteccia cingolata posteriore.

Questo insieme di aree di cui la corteccia cingolata posteriore fa parte è stato denominato Default Mode Network ed è legato al pensiero autoreferenziale, al mind wandering, ai pensieri su eventi futuri e passati, preoccupazioni, pianificazioni.

Si chiama così perché è la modalità in cui viviamo per la maggior parte del tempo, lontano dal momento presente. Guidi e quando arrivi a destinazione non ricordi di aver fatto il percorso perché mentre muovervi il volante, il cambio e i pedali la tua mente era altrove. Fai la doccia o ti lavi i denti in modo automatico, preso da preoccupazioni, pianificazioni, ricordi o rimpianti.

C’è chi usa gli sport estremi per raggiungere il flow perché in situazioni estremamente impegnative tutte le risorse mentali sono orientate al momento presente, il Default Mode Network si spegne e vivi il presente in modo completo, totale e immersivo, istante per istante.

Quei buddisti di 2500 anni fa erano dei fottutissimi hacker del loro tempo, hackeravano l’unico computer a loro disposizione: il loro stesso cervello.

Avevano scoperto come disattivare il Default Mode Network e vivere il flow senza rischiare la vita.

Avevano scoperto meccanismi che solo oggi abbiamo potuto osservare all’interno del cervello e avevano anche capito meccaniche del comportamento oggi formalizzate in teorie solide come il reward based learning, ovvero meccanismi di base del funzionamento del cervello che in un contesto oggi molto diverso da quello in cui si sono evoluti a volte vanno fuori strada e inducono comportamenti quali ansia e dipendenze.

Judson Brewer in questo video spiega quello che ha scoperto studiando il cervello durante la meditazione.

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