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	Commenti a: Omeostasi del rischio??	</title>
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	<description>blog senza tema di Rodolfo Saccani</description>
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		<title>
		Di: Rodolfo Saccani		</title>
		<link>https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-327510</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo Saccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 04:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-327508&quot;&gt;Roberto&lt;/a&gt;.

Farsi le domande è lecito, per dare risposte però bisogna trovare riscontri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-327508">Roberto</a>.</p>
<p>Farsi le domande è lecito, per dare risposte però bisogna trovare riscontri.</p>
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		Di: Roberto		</title>
		<link>https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-327508</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 01:06:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Attenzione, l&#039;omeostasi del rischio non dovrebbe essere misurata solo relativamente ad un fattore di rischio, ma in complesso. Come atteggiamento psicologico, se tamponato da un lato può trovare &quot;compensazione&quot; in un altro. Esprime la propensione ad &quot;assumere rischi&quot;, di qualunque tipo. Quindi, in primo luogo, occorrerebbe definire il concetto di &quot;rischio&quot; come percepito dal singolo, e in questo ambito verificare l&#039;esistenza o meno del fenomeno. Se non posso guidare nel modo rischioso di prima (sono capitato in un&#039;isola deserta) è possibile (non certo inevitabile, sicuro al 100%) che soddisferò la mia &quot;voglia di rischio&quot; salendo sulle palme più alte, cacciando i ragni velenosi o altro simile, sempre con giustificazioni &quot;razionali&quot; e gratificandomi della mia abilità  nel superare queste &quot;prove&quot; in cui &quot;metto in gioco&quot; la mia vita.
&quot;La vita è cosà¬ noiosa... senza un po&#039; di pepe che vita è?&quot;, sarebbe il concetto espresso nel linguaggio popolare. La quantità  di &quot;pepe&quot; dipende dal sogetto, e non c&#039;è dubbio che dipende anche dall&#039;età . C&#039;è un certo fascino nel pericolo, nell&#039;ansia, nell&#039;insicurezza; nel &quot;rischio&quot;. Ma sono convinto che la &quot;propensione al pepe&quot; può essere modificata in sà©, oppure traslata su altre vie, meno pericolose non tanto per sà© (sono per la libertà , cosciente, di suicidio), quanto per gli altri.
Quindi, va benissimo, è perfettamente comprensibile e logico che veicoli e strade più sicure, e una migliore educazione, abbiano portato a meno morti e feriti negli incidenti stradali. Mi domando (non ho risposte) se non vi sia sto uno spostamento verso altri rischi, ugualmente gratificanti per il soggetto e, vantaggiosamente, meno pericolosi per l&#039;incolumità  degli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione, l&#8217;omeostasi del rischio non dovrebbe essere misurata solo relativamente ad un fattore di rischio, ma in complesso. Come atteggiamento psicologico, se tamponato da un lato può trovare &#8220;compensazione&#8221; in un altro. Esprime la propensione ad &#8220;assumere rischi&#8221;, di qualunque tipo. Quindi, in primo luogo, occorrerebbe definire il concetto di &#8220;rischio&#8221; come percepito dal singolo, e in questo ambito verificare l&#8217;esistenza o meno del fenomeno. Se non posso guidare nel modo rischioso di prima (sono capitato in un&#8217;isola deserta) è possibile (non certo inevitabile, sicuro al 100%) che soddisferò la mia &#8220;voglia di rischio&#8221; salendo sulle palme più alte, cacciando i ragni velenosi o altro simile, sempre con giustificazioni &#8220;razionali&#8221; e gratificandomi della mia abilità  nel superare queste &#8220;prove&#8221; in cui &#8220;metto in gioco&#8221; la mia vita.<br />
&#8220;La vita è cosà¬ noiosa&#8230; senza un po&#8217; di pepe che vita è?&#8221;, sarebbe il concetto espresso nel linguaggio popolare. La quantità  di &#8220;pepe&#8221; dipende dal sogetto, e non c&#8217;è dubbio che dipende anche dall&#8217;età . C&#8217;è un certo fascino nel pericolo, nell&#8217;ansia, nell&#8217;insicurezza; nel &#8220;rischio&#8221;. Ma sono convinto che la &#8220;propensione al pepe&#8221; può essere modificata in sà©, oppure traslata su altre vie, meno pericolose non tanto per sà© (sono per la libertà , cosciente, di suicidio), quanto per gli altri.<br />
Quindi, va benissimo, è perfettamente comprensibile e logico che veicoli e strade più sicure, e una migliore educazione, abbiano portato a meno morti e feriti negli incidenti stradali. Mi domando (non ho risposte) se non vi sia sto uno spostamento verso altri rischi, ugualmente gratificanti per il soggetto e, vantaggiosamente, meno pericolosi per l&#8217;incolumità  degli altri.</p>
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		<title>
		Di: Corrado		</title>
		<link>https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-325130</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2018 16:04:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ritentgo che l&#039;omeostasi del rischio o rischio oeostatico sia oggettiva, ma constatare tale rischio non può in alcun modo portare a ridurre le sicurezza (non direi oggettive bensà¬) passive; quanto piuttosto ad incrementarle.

Mi spiego. E&#039; indubbio che l&#039;aumento della sicurezza passiva induce una minore viglianza, ma tale minore vigilanza non può indurre a ridurre la sicurezza passiva, bensà¬ ad aumentare la sicurezza passiva tale da consentire al soggetto tutelato di non incorrere in indicedenti o peggio infortuni derivanti dalla inevitabile minore attenzione.

D&#039;altra parte, se è palese la riduzione del numero di infortuni riportato dalle statitistiche per indice di frequenza, con l&#039;avvenuto incremento delle misure di prevenzione e protezione, è altrettanto chiaro che il miglioramento dei livelli di sicurezza che possono vedere tutti coloro che da almeno vent&#039;anni operano nella sicurezza sul lavoro è molto superiore al più contenuto miglioramento del dato infortunistico.

Ciò dipende dal fatto che sostanzialmente la maggior sicurezza è in parte (sopo in parte) vanificata dalla minore percezione del rischio e quindi dalla minore attenzione.

In sostanza riconoscere l&#039;omeostasi del rischio non giustificherebbe i alcun modo la riduzione delle misure di prevenzione e protezione, bensà¬ l&#039;ulteriore incremento dei livelli di sicurezza passiva a colmare il defici percettivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritentgo che l&#8217;omeostasi del rischio o rischio oeostatico sia oggettiva, ma constatare tale rischio non può in alcun modo portare a ridurre le sicurezza (non direi oggettive bensà¬) passive; quanto piuttosto ad incrementarle.</p>
<p>Mi spiego. E&#8217; indubbio che l&#8217;aumento della sicurezza passiva induce una minore viglianza, ma tale minore vigilanza non può indurre a ridurre la sicurezza passiva, bensà¬ ad aumentare la sicurezza passiva tale da consentire al soggetto tutelato di non incorrere in indicedenti o peggio infortuni derivanti dalla inevitabile minore attenzione.</p>
<p>D&#8217;altra parte, se è palese la riduzione del numero di infortuni riportato dalle statitistiche per indice di frequenza, con l&#8217;avvenuto incremento delle misure di prevenzione e protezione, è altrettanto chiaro che il miglioramento dei livelli di sicurezza che possono vedere tutti coloro che da almeno vent&#8217;anni operano nella sicurezza sul lavoro è molto superiore al più contenuto miglioramento del dato infortunistico.</p>
<p>Ciò dipende dal fatto che sostanzialmente la maggior sicurezza è in parte (sopo in parte) vanificata dalla minore percezione del rischio e quindi dalla minore attenzione.</p>
<p>In sostanza riconoscere l&#8217;omeostasi del rischio non giustificherebbe i alcun modo la riduzione delle misure di prevenzione e protezione, bensà¬ l&#8217;ulteriore incremento dei livelli di sicurezza passiva a colmare il defici percettivo.</p>
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		<title>
		Di: Rodolfo Saccani		</title>
		<link>https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-322868</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo Saccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2017 21:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alfredo, hai dei riferimenti di studi che hanno misurato una relazione causa effetto o almeno una correlazione tra maggiore sicurezza passiva e uno qualunque di questi altri parametri?

Se ci sono evidenze (io non ne ho trovate) è il caso di quantificarle perchà© la leggenda narra che la compensazione psicologica va a compensare esattamente l&#039;aumento di sicurezza annullandolo.

In ogni caso l&#039;espressione &quot;compensazione psicologica del rischio&quot; impone di capirci su quale rischio stiamo valutando. Si parla del rischio per la persona che mette in atto questo meccanismo psicologico. Se nel conto ci mettiamo i pedoni, i ciclisti, i tamponamenti senza conseguenze, allora non stiamo più parlando dell&#039;argomento di questo post che è il rischio che corre il pilota stesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alfredo, hai dei riferimenti di studi che hanno misurato una relazione causa effetto o almeno una correlazione tra maggiore sicurezza passiva e uno qualunque di questi altri parametri?</p>
<p>Se ci sono evidenze (io non ne ho trovate) è il caso di quantificarle perchà© la leggenda narra che la compensazione psicologica va a compensare esattamente l&#8217;aumento di sicurezza annullandolo.</p>
<p>In ogni caso l&#8217;espressione &#8220;compensazione psicologica del rischio&#8221; impone di capirci su quale rischio stiamo valutando. Si parla del rischio per la persona che mette in atto questo meccanismo psicologico. Se nel conto ci mettiamo i pedoni, i ciclisti, i tamponamenti senza conseguenze, allora non stiamo più parlando dell&#8217;argomento di questo post che è il rischio che corre il pilota stesso.</p>
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		<title>
		Di: Alfredo Giordani		</title>
		<link>https://www.saccani.net/omeostasi-del-rischio/#comment-322856</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Giordani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2017 19:37:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saccani.net/?p=904#comment-322856</guid>

					<description><![CDATA[La mortalità  stradale è un indicatore parziale del fenomeno violenza stradale. L&#039;escalation &quot;migliori strumenti peggiori comportamenti&quot; (compensazione psicologica del rischio) è evidenziata da altri parametri: 
- sinistrosità  (indice di conflittualità ), il numero degli schianti varia molto meno della mortalità ;
- ripartizione della mortalità  tra le categorie, gli utenti non protetti da abitacolo, pedoni, bici e moto, hanno superato il 50% del totale, pur rappresentando una aliquota molto inferiore;
- spostamenti a piedi e in bici, sono un indice molto significativo dei comportamenti di guida;
- velocità  massime rilevate nei centri urbani, altro indice molto trasparente di qualità  della sicurezza stradale.
Alfredo Giordani
Rete #Vivinstrada
https://blogvivinstrada.wordpress.com/2016/06/02/fenomenologia-della-sicurezza-stradale-perche-guidiamo-cosi-male-il-modello-comportamentale-generale-di-guida/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mortalità  stradale è un indicatore parziale del fenomeno violenza stradale. L&#8217;escalation &#8220;migliori strumenti peggiori comportamenti&#8221; (compensazione psicologica del rischio) è evidenziata da altri parametri:<br />
&#8211; sinistrosità  (indice di conflittualità ), il numero degli schianti varia molto meno della mortalità ;<br />
&#8211; ripartizione della mortalità  tra le categorie, gli utenti non protetti da abitacolo, pedoni, bici e moto, hanno superato il 50% del totale, pur rappresentando una aliquota molto inferiore;<br />
&#8211; spostamenti a piedi e in bici, sono un indice molto significativo dei comportamenti di guida;<br />
&#8211; velocità  massime rilevate nei centri urbani, altro indice molto trasparente di qualità  della sicurezza stradale.<br />
Alfredo Giordani<br />
Rete #Vivinstrada<br />
<a href="https://blogvivinstrada.wordpress.com/2016/06/02/fenomenologia-della-sicurezza-stradale-perche-guidiamo-cosi-male-il-modello-comportamentale-generale-di-guida/" rel="nofollow ugc">https://blogvivinstrada.wordpress.com/2016/06/02/fenomenologia-della-sicurezza-stradale-perche-guidiamo-cosi-male-il-modello-comportamentale-generale-di-guida/</a></p>
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