Io Volo Libero

(blog senza tema di Rodolfo Saccani)

Touch-down per Elia

Ecco spiegato il perché quel giorno Piego, giunto ad Erve, ha fatto bruscamente retromarcia ed è andato dritto dritto ad atterrare a casa!
Si sentiva Lisa in radio che diceva “Stefano è buona!”. Ma lei non si riferiva alla termica da +4.5 m/s …

Si chiama Elia. Di lui dicono che sia già iscritto al CLP del 2027
Sta di fatto che dopo averla girata per oltre nove mesi, ha deciso di abbandonare la termica ed è atterrato a Merate (ci ha messo ben dodici ore per smaltire la quota prima del touch-down).
Sono in corso verifiche per eventuali violazioni ai limiti di quota visto che parte del volo si è svolta prima dell’entrata in vigore del DPR 133.

In anteprima i dati sul suo volo:
vario max: 3,31 m/sec (o kg, come preferite)
distanza: 50,5 km (oppure cm, fate voi)

La mamma sta bene, il papà si è lagnato per la notte in bianco.
Il piccoletto ha la situazione sotto controllo, saluta a manda a dire che si aspetta un’accoglienza calorosa.

Relazione incidenti VDS/VL 2010

Ho finalmente pubblicato la relazione annuale, ora posso tornare a dormire.

Buonanotte

Come si cambia

Un paio di giorni fa sono uscito di casa e c’era il sole. Dico davvero, c’era proprio il sole.

Il giaccone era aperto e incamminandomi verso la macchina ho pensato che c’era veramente una temperatura gradevole. Sono salito in macchina, che era parcheggiata al sole, e il termometro segnava due gradi. Ho acceso il motore, inserito la trazione integrale e mi sono avviato con piede leggero sulla strada ghiacciata.

Qualche anno fa con due gradi avrei pensato “mortacci che freddo!”. Altro che temperatura gradevole.

Il processo di polentizzazione di un terrone può richiedere più o meno tempo a seconda dei casi. Quando meno te lo aspetti arriva il momento in cui ti accorgi che si è compiuto.

Quanto è aerodinamico un imbrago aerodinamico?

Questa dell’efficacia degli imbraghi integrali da parapendio è una discussione infinita.

Ma qual’è veramente il vantaggio di un imbrago integrale rispetto ad un imbrago tradizionale? Si leggono numeri di ogni tipo, si arriva addirittura ai due punti di efficienza. Beh, fino ad oggi non ho trovato neanche una misura che fosse convincente.

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Sellette integrali e resistenza del fascio funicolare

Sul prossimo numero di Volo Libero (la rivista della FIVL) due miei articoli sulla sicurezza: uno sulle problematiche legate agli imbraghi integrali da parapendio e l’altro sulla resistenza del fascio funicolare.

Stiamo registrando un preoccupante aumento di mancati incidenti legati a piloti che dimenticano di allacciare i cosciali e spesso anche il ventrale. Gli imbraghi integrali per vari motivi rendono più difficile accorgersi di questa dimenticanza. L’analisi di un incidente fatale avvenuto in Germania ci consente di fare il punto su questo problema.

L’articolo sulla resistenza del fascio invece nasce da un cedimento strutturale avvenuto nel 2009 durante un corso SIV (Simulazione Inconvenienti di Volo) su una vela che aveva appena passato il controllo periodico di revisione. Il cedimento non ha avuto conseguenze (il pilota è riuscito ad atterrare incolume) ma questo evento ci ha fatto drizzare le orecchie. L’articolo riassume un anno di approfondimenti, analisi e statistiche su questo problema che riguarda in particolare la parte alta del fascio funicolare. E’ emerso che gli attuali protocolli di certificazione sono inadeguati per quanto riguarda la resistenza delle linee superiori e, come responsabile sicurezza della federazione italiana, ho portato la questione in sede EHPU (European Hang-gliding and Paragliding Union) per farla approdare al tavolo del gruppo di lavoro che sta elaborando le nuove norme europee di certificazione dei mezzi da volo libero.

Tutti i dettagli su Volo Libero.

Kiwigate: un caso esemplare

Ecco un caso emblematico di come si può giocare con i numeri.

Il NIWA (National Institute of Water and Atmospheric Research) è il centro nazionale per le ricerche sul clima della Nuova Zelanda. Ha pubblicato una analisi dei dati sulle temperature del paese che evidenzia un netto aumento delle temperature nell’ultimo secolo. Eccolo qui (cliccare per ingrandire):

Dati ufficiali NIWA

Dati ufficiali NIWA (elaborati)

Il riscaldamento globale è evidente in questo grafico che è stato incluso nel quarto rapporto IPCC. Cosa c’è che non va in questo grafico? Due cose: una è che è basato sui dati di sole sette stazioni di rilevamento (dico sette stazioni per tutto il paese) e l’altro è che i dati grezzi rilevati dalle stazioni sono stati “elaborati” in qualche modo, non si sa come.

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La maniglia rossa

Affrontare davanti ad un giudice la persona che amavi ti porta a rivisitare la tua percezione dei concetti di civiltà e dignità.

Quante volte, assistendo a matrimoni finiti male, hai pensato che “noi siamo persone civili, non finiremo in quel modo”? Mai dare nulla per scontato.

L’errore principale, l’ingenuità originaria, è pensare che “per sempre” sia un’espressione sulla quale un essere umano possa basare le proprie azioni. E’ rassicurante l’espressione “per sempre” ma è un’illusione (su quale esperienza è basata questa certezza?) e se poi l’illusione svanisce ti trovi del tutto impreparato, senza rete, senza un piano B, senza un paracadute di emergenza. Leggi il resto dell’articolo »

Fuori l(u)ogo

Non è una bufala, questo è stato il vero logo della Commissione Arcivescovile per la gioventù della Chiesa Cattolica disegnato nel 1973 e premiato dall’Art Directors Club of Los Angeles nel 1974.

Logo della Commissione Arcivescovile per la Gioventù della Chiesa Cattolica (1973)

Logo della Commissione Arcivescovile per la Gioventù della Chiesa Cattolica (1973)

Se ti sembra impossibile, controlla qui.

Eravamo così ingenui nel 1973? Io si, ma ero giustificato: avevo tre anni.

Decisamente oggi quel logo appare alquanto fuori … l(u)ogo.

Il metodo scientifico perso per strada

L’informatica entra sempre di più nella ricerca scientifica e sta assumendo un ruolo centrale, in molti settori sta di fatto trasformando la ricerca scientifica. Le simulazioni numeriche sono alla base delle previsioni sui cambiamenti climatici ma l’uso massivo di sistemi computazionali avviene anche anche nella ricerca clinica, biologica, fisica, astrofisica, scienza dei materiali e numerosissimi altri campi.

Tutto questo è basato principalmente due cose: algoritmi (il software) e i dati che vengono forniti in pasto a questi algoritmi. Questo processo di elaborazione di dati viene spesso ripetuto in più fasi: i risultati intermedi vengono sottoposti ad ulteriori elaborazioni da parte di altri algoritmi che producono altri dati e così via.

Dov’è il problema? Il problema è il seguente.

Nel 2009 solo il 16% degli studi scientifici che comportano elaborazioni numeriche ha reso pubblici dati e algoritmi usati per produrre i risultati. Vengono pubblicati i risultati finali ma non i dati e gli algoritmi che sono stati usati per produrli. Questo significa che nessun’altro sarà in grado di riprodurre e verificare quei risultati. In definitiva non è possibile applicare il metodo scientifico che è basato sul concetto fondamentale di riproducibilità dei risultati, il metodo scientifico ce lo siamo perso per strada.

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L’andrologo

Poco fa mentre ero in bagno a tu per tu con il mio piccolo amico ci è tornato alla mente un aneddoto che risale all’epoca pre-blog e ci siamo fatti quattro risate. Il mio piccolo amico ha suggerito di raccontare la vicenda sul blog.

Questa è la storia. Io e il mio amichetto siamo nello studio dell’andrologo, è la prima volta per entrambi. Il dottore, dopo essersi informato su frequenza, durata e altri dettagli relativi alle performances del mio piccolo amico si mette il guanto e inizia a spippolarlo, scrutarlo, ispezionarlo, palparlo, percuoterlo, auscultarlo. Alla fine sentenzia: “è bellissimo!”.

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