Archive for the ‘esperienze’ Category
Touch-down per Elia
Ecco spiegato il perché quel giorno Piego, giunto ad Erve, ha fatto bruscamente retromarcia ed è andato dritto dritto ad atterrare a casa!
Si sentiva Lisa in radio che diceva “Stefano è buona!”. Ma lei non si riferiva alla termica da +4.5 m/s …
Si chiama Elia. Di lui dicono che sia già iscritto al CLP del 2027
Sta di fatto che dopo averla girata per oltre nove mesi, ha deciso di abbandonare la termica ed è atterrato a Merate (ci ha messo ben dodici ore per smaltire la quota prima del touch-down).
Sono in corso verifiche per eventuali violazioni ai limiti di quota visto che parte del volo si è svolta prima dell’entrata in vigore del DPR 133.
In anteprima i dati sul suo volo:
vario max: 3,31 m/sec (o kg, come preferite)
distanza: 50,5 km (oppure cm, fate voi)
La mamma sta bene, il papà si è lagnato per la notte in bianco.
Il piccoletto ha la situazione sotto controllo, saluta a manda a dire che si aspetta un’accoglienza calorosa.
Come si cambia
Un paio di giorni fa sono uscito di casa e c’era il sole. Dico davvero, c’era proprio il sole.
Il giaccone era aperto e incamminandomi verso la macchina ho pensato che c’era veramente una temperatura gradevole. Sono salito in macchina, che era parcheggiata al sole, e il termometro segnava due gradi. Ho acceso il motore, inserito la trazione integrale e mi sono avviato con piede leggero sulla strada ghiacciata.
Qualche anno fa con due gradi avrei pensato “mortacci che freddo!”. Altro che temperatura gradevole.
Il processo di polentizzazione di un terrone può richiedere più o meno tempo a seconda dei casi. Quando meno te lo aspetti arriva il momento in cui ti accorgi che si è compiuto.
La maniglia rossa
Affrontare davanti ad un giudice la persona che amavi ti porta a rivisitare la tua percezione dei concetti di civiltà e dignità.
Quante volte, assistendo a matrimoni finiti male, hai pensato che “noi siamo persone civili, non finiremo in quel modo”? Mai dare nulla per scontato.
L’errore principale, l’ingenuità originaria, è pensare che “per sempre” sia un’espressione sulla quale un essere umano possa basare le proprie azioni. E’ rassicurante l’espressione “per sempre” ma è un’illusione (su quale esperienza è basata questa certezza?) e se poi l’illusione svanisce ti trovi del tutto impreparato, senza rete, senza un piano B, senza un paracadute di emergenza. (continua…)
L’andrologo
Poco fa mentre ero in bagno a tu per tu con il mio piccolo amico ci è tornato alla mente un aneddoto che risale all’epoca pre-blog e ci siamo fatti quattro risate. Il mio piccolo amico ha suggerito di raccontare la vicenda sul blog.
Questa è la storia. Io e il mio amichetto siamo nello studio dell’andrologo, è la prima volta per entrambi. Il dottore, dopo essersi informato su frequenza, durata e altri dettagli relativi alle performances del mio piccolo amico si mette il guanto e inizia a spippolarlo, scrutarlo, ispezionarlo, palparlo, percuoterlo, auscultarlo. Alla fine sentenzia: “è bellissimo!”.
Power Balla
Si sta diffondendo come un virus, in alcuni ambienti sportivi, un piccolo ologramma montato su un braccialetto, su un pendaglio, su un portachiavi, su una scheda, su un adesivo e forse anche su qualche altro supporto. Questo oggetto si chiama power balance e promette, se indossato, di migliorare equilibrio, forza e flessibilità.
La spiegazione del meccanismo fornita da chi lo vende è la seguente: le frequenze dell’ologramma reagiscono positivamente con il campo energetico del tuo corpo migliorando il flusso energetico. Chiaro, no?
Viene da chiedersi come si possa credere ad una minchiata del genere e anche se valga la pena di perdere tempo a parlarne, il fatto è che quando ho scoperto che anche persone che godono di tutta la mia stima si sono mostrate convinte dell’efficacia di questo coso, mi sono incuriosito e ho voluto approfondire.
Ninna nanna del parapendista
Questa è la ninna nanna che canto a Chiara, anzi ormai la cantiamo insieme.
Ninna nanna, ninna oh
questa bimba a chi la do
se la do alla tramontana
resta in volo una settimana
se la do al grecale
decolla bene ma atterra male
se la do al levante
va a atterrare sulle piante
se la do allo scirocco
va in decollo con la vela a fiocco
se la do al libeccio
coi cordini fa un intreccio
se la do al ponente
sta tre ore in decollo ma non se ne fa niente
se la do al maestrale
fa un decollo da manuale
se la do all’ostro
va in volo dal suo amico mostro
che le da un gelato alla panna
lei se lo mangia e poi fa la nanna
Grandi avventure
Due uomini in barca, in qualche punto di un qualche oceano, sospesi sul piano di demarcazione tra aria e acqua, lo sguardo spazia a 360 gradi, la linea dell’orizzonte è sempre lì, tutto intorno.
Pensieri, silenzi, uno sguardo.
“Viriamo?”
Ancora silenzi, pensieri.
“Ma no, viriamo domani”
Ecco la grande avventura di una traversata oceanica a vela più o meno come me la raccontò un famoso regista incontrato per caso qualche anno fa in un bar.
Era una giornata invernale e, dopo un’uscita in windsurf, mi stavo scaldando con una bevanda calda. Era una giornata infrasettimanale un po’ uggiosa, quasi nessuno in giro sul lago di Bracciano, quasi nessuno nel bar in riva al lago. Incominciammo a parlare di vela e di volo libero (gli promisi un volo in biposto che non facemmo mai) e quando gli parlai del mio sogno di una traversata oceanica a vela mi raccontò la sua, di traversata: praticamente una noia mortale. In quel momento sentii un rumore, lo sentii solo io, erano i cocci del mio sogno che si infrangeva.
Il mio primo ricorso
Ho fatto un po’ di fatica a cercare le informazioni per impostare correttamente questo ricorso al giudice di pace. Un ricorso non è una cosa facile da impostare da soli e in questo caso c’erano alcune ulteriori complicazioni che mi hanno fatto tribolare. Ora che la vicenda è conclusa la racconto perché se nelle mie ricerche avessi trovato queste informazioni mi avrebbe fatto comodo. (continua…)
Ancora neve
Quest’anno la neve non è mancata.
Guardando fuori dalla finestra questa mattina è chiaro che con la macchina piccola oggi non si va da nessuna parte, la 4×4 la lascio a Barbara che resta a casa con Chiara malata. Vado nel box e mi infilo gli scarponcini da montagna (quelli impermeabili buoni per la neve che uso per volare d’inverno) metto le scarpe nello zaino insieme ad un paio di calze di ricambio e un piccolo asciugamano (non si sa mai, stare con i piedi bagnati non è piacevole), prendo una racchetta e mi incammino.
Il paesaggio è splendido. Faccio lo slalom tra i rami piegati dal peso della neve, nel discesone la racchetta si rivela indispensabile per non cadere. Mentre cammino verso la stazione continua a nevicare copiosamente, i coni di luce dei lampioni illuminano i fiocchi di neve che cadono, la neve sottolinea i profili degli oggetti evidenziandone le forme. Arrivo in stazione appena in tempo, salto sul treno e mi siedo. Mentre mi sfilo gli scarponi, metto le scarpe, ripongo tutto nello zaino e accendo il portatilino il treno sfila nel bianco.