E il riscaldamento globale?
I paesaggi innevati, il silenzio, i boschi imbiancati, le orme, i fiocchi che cadono. Tutto molto bello, molto poetico, ma per ora può anche bastare, grazie.
Tra il 5 e il 6 ha nevicato per 15 ore filate, la notte scorsa ha ricominciato e sta ancora nevicando. A casa siamo sui 30cm circa e anche questa mattina scarponi, ghette e racchette per andare a prendere il treno.
Ormai gli scarponi da neve li metto più per andare in ufficio che per andare in montagna.
Ma il riscaldamento globale dov’è finito? Qualche giornalista, con il solito pressapochismo che contraddistingue molti appartenenti a questa categoria, ha già incominciato a dire che “gli scienziati hanno fatto marcia indietro” e che il pianeta non si sta riscaldando ma raffreddando.
Il mio modestissimo parere è che parlare di riscaldamento globale da CO2 è stato un azzardo da parte di una parte della comunità scientifica e la retromarcia che probabilmente arriverà su questo argomento farà calare ancora di più la fiducia dell’opinione pubblica, già bassa purtroppo, nei confronti della scienza.
La teoria del riscaldamento globale è fondamentalmente basata sui risulati di alcuni modelli numerici: software ai quali viene data in pasto una certa quantià di dati e che sputano fuori una previsione dell’andamento della temperatura per i prossimi decenni.
Sappiamo che i modelli numerici per le previsioni del tempo non sono più affidabili oltre i 3-4 giorni, lo sappiamo perché verifichiamo quotidianamente l’affidabilità di questi modelli osservando il tempo reale e confrontandolo con le previsioni. Che cosa sappiamo dell’affidabilità di questi modelli che prevedono l’andamento del clima per i prossimi decenni? Nulla, visto che non abbiamo avuto modo di fare alcuna verifica.
Oltretutto questi modelli partono dall’assunto che il riscaldamento sia legato all’anidride carbonica e quindi l’anidride carbonica è diventato il nemico numero uno, sembra che l’inquinamento si sia ridotto a questo. Mi sembra che abbiamo tratto conclusioni un po’ affrettate peccando di immodestia e sottostimando la nostra ancora limitata conoscenza di fenomeni particolarmente complessi. La temperatura del pianeta evidentemente dipende da una infinità di fattori, ad esempio una eruzione particolarmente violenta può modificare la temperatura del pianeta per decenni. Le misurazioni fatte nel corso di circa un secolo non possono, a mio parere, essere considerate una base affidabile da cui estrapolare previsioni accurate sull’andamento futuro del clima.
L’analisi dell’aria intrappolata nei ghiacci ci fornisce informazioni su un arco di tempo molto maggiore, ed è analizzando questi dati che scopriamo che 350mila anni fa la concentrazione di CO2 era analoga a quella attuale e che circa 125mila anni fa la temperatura era di 4 gradi più elevata di quella attuale. Questo in tempi in cui l’impatto dell’uomo era praticamente trascurabile.
Non dico che le nostre attività non abbiano un impatto ma che bisogna quantificare questo impatto e analizzare altre possibili fonti di riscaldamento per capire se è veramente del CO2 che dobbiamo preoccuparci.
Alcuni dati indicano che l’attività solare nell’ultimo millennio non è mai stata così alta come dal 1940 ad oggi e che anche le temperature degli altri pianeti del nostro sistema solare stanno salendo. Questo dovrebbe essere sufficiente a minare le certezze del global warming legato al CO2.
Alcune fonti per approfondire:
Ecologia liberale (articolo sui modelli matematici)
Un articolo del telegraph (in inglese)
Tags: CO2, global warming, modelli numerici, riscaldamento globale
This entry was posted on mercoledì, gennaio 7th, 2009 at 10:02 am and is filed under clima, riflessioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
gennaio 7th, 2009 at 2:24 pm
Pensa alla fatica di stasera invece di sprecare energie a scrivere!!!